Cromohs 2005 - Abbatista - Minuti - Le problème de l' altéritè...

Le problème de l' altéritè dans la culture européenne aux XVIIIe et XIXe siècles: anthropologie, politique et religion

Premessa

Guido Abbattista - Università di Trieste
Rolando Minuti - Università di Firenze
G. Abbattista - R. Minuti, «Le problème de l'altéritè dans la culture européenne aux XVIIIe et XIXe siècles: anthropologie, politique et religion. Premessa», Cromohs, 10 (2005): 1-4
< URL: http://www.cromohs.unifi.it/10_2005/abba_minuti_premessa.html>

1. In questo volume sono pubblicati i contributi presentati in occasione del Convegno internazionale di studi «Le problème de l’altérité dans la culture européenne aux XVIIIe et XIXe siècles: anthropologie, politique et religion», svoltosi a Trieste, Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte, dal 23 al 25 settembre 2004. Si tratta di una iniziativa nata nell’ambito del progetto MIUR-Cofin 2002, «Diversità e tolleranza nella cultura storico-politica europea del XVIII secolo», coordinato presso l’Università di Trieste da Guido Abbattista e facente parte del progetto nazionale «Studi e testi per la storia della tolleranza in Europa nei secoli XVI-XVIII», coordinato da Antonio Rotondò presso l’Università di Firenze.
Il convegno costituisce inoltre il proseguimento di una linea di ricerca che è andata evolvendosi nel quadro di precedenti progetti, quali, in particolare, il MIUR-Cofin 2000, «La riflessione sulle ‘diversità’ nella cultura storico-politica dell’età dei Lumi», coordinato da Rolando Minuti presso l’Università di Firenze nell’ambito del progetto nazionale «La cultura dell’Illuminismo europeo» diretto da Vincenzo Ferrone. Un progetto che, a sua volta, aveva avuto come risultato conclusivo il convegno intitolato « The Problem of Human Diversity in the European Cultural Experience of the Eighteenth Century», svoltosi a Trieste il 14 e 15 febbraio 2002 con la partecipazione di un gruppo di studiosi europei che in seguito hanno continuato ad operare in collaborazione con il gruppo di ricerca italiano.
L’esperienza maturata nell’ambito di queste iniziative ha pertanto consentito di stabilire una forte continuità di interessi e di discussioni, che il PRIN 2004, «La cultura europea e il problema dell’alterità: storiografia, politica e scienze dell’uomo in età moderna (XVI-XIX sec.)», coordinato a livello nazionale da Girolamo Imbruglia, ha permesso di consolidare in maniera significativa, ponendosi alla base di possibili ulteriori sviluppi. Espressione che riteniamo particolarmente rilevante di questa continuità di interessi e di ricerche è stata la volontà di dar vita ad un progetto editoriale che costituisse un punto di riferimento privilegiato per l’attività scientifica di un gruppo di ricerca che si è ampliato ed articolato nel corso degli anni, ossia l’inaugurazione di una collana di studi e ricerche dal titolo «Identità e alterità nell’Europa moderna. Ricerche e documenti di storia della cultura», che è stata possibile grazie all’interesse e alla sensibilità culturale delle edizioni Bibliopolis e di cui il presente volume costituisce il primo risultato.

2. ‘Identità e ‘alterità’ esprimono i due principali poli concettuali di una tensione culturale che riteniamo fondamentale nella storia dell’intera età moderna, e le cui complesse articolazioni – dai conflitti politico-religiosi e dal dibattito filosofico cinquecentesco, alle tensioni di quella che Paul Hazard definì magistralmente come età della ‘crisi della coscienza europea’, ai problemi del rapporto tra civiltà europea e civiltà ‘altre’ che risultano centrali nella cultura settecentesca e ottocentesca – hanno una diretta connessione con i problemi, talora drammatici, che la realtà contemporanea propone, consentendo di dipanarne in modo critico la stratificazione e lo sviluppo. All’esplorazione di questo territorio problematico estremamente vasto, ma allo stesso tempo particolarmente affascinante e ricco di implicazioni civili oltre che strettamente storiografiche o filosofiche, abbiamo inteso pertanto dedicare un’attenzione privilegiata, attraverso ricerche ed esplorazioni puntuali e riflessioni complessive che nella cornice concettuale definita dai termini sopra indicati intendono trovare la propria complementarietà ed armonia.
Proprio l’attenzione ai termini della complessità nello sviluppo storico del dibattito su ‘identità’ e ‘alterità’ consente di non limitare l’attenzione alla genesi e allo sviluppo degli stereotipi di lettura nell’osservazione della diversità culturale, sociale, religiosa, e di ampliare pertanto l’ambito di studio rispetto a quanto, ad esempio, l’ ‘orientalismo’ illustrato da Edward Said, o l’ ‘occidentalismo’ messo più recentemente in luce da Ian Buruma e Avishai Margalit, ci permettono di vedere.
Se queste categorie hanno indubbiamente assunto un ruolo di grande importanza nei rapporti tra culture diverse, e se il ruolo degli stereotipi assume una rilevanza fortemente pervasiva soprattutto in termini di cultura collettiva, occorre infatti porre adeguatamente in risalto come la cultura europea, nel confrontarsi con realtà storico-civili non europee, si sia faticosamente cimentata nella produzione di strumenti in grado di concettualizzare la diversità non esclusivamente in termini di antitesi assoluta, né di rifiuto radicale di un’’alterità’ negativa, intesa come negazione completa dell’essenza di una ‘modernità’ indebitamente appiattita sull’Occidente europeo.
Ci appare in altri termini importante mettere in rilievo le forme in cui andò sviluppandosi – con risultati certamente diversificati e talora contraddittori – il tentativo di comprendere l’’altro’ attraverso gli strumenti dell’erudizione, della filologia, della ricerca storica e filosofica, cercando di elaborare un quadro aperto alla comprensione della varietà delle forme della vita sociale e culturale e volto all’elaborazione di strumenti analitici di applicazione universale. Nonostante il giudizio di valore sulle premesse e sull’esito di quella che ci appare come una delle grandi sfide della cultura europea dell’età moderna, e nonostante la legittima valutazione che questa sfida possa non essersi tradotta in un successo – di fronte al prevalere di stereotipi di lettura orientati alla liquidazione dell’‘altro da sé’ non solo come diverso, ma come specificamente ‘inferiore’ perché fuori della civiltà – , il riconoscimento della sua esistenza e l’esplorazione di tutte le sue complesse articolazioni si presentano come aspetti di grande rilevanza nello sviluppo plurisecolare dell’identità europea.
A questa linea di riflessioni si richiamano le ricerche ed i contributi degli autori, di diversa formazione ed appartenenti a vari settori della ricerca internazionale sulla storia della cultura, che hanno collaborato a questo volume e che da tempo sono coinvolti nei progetti menzionati.

3. È evidente come molteplici grandi aree tematiche e fondamentali problemi della storia dell’età moderna emergano direttamente da questo campo d’indagine. Nel corso del nostro lavoro abbiamo sintetizzato le prime sia col termine generale di ‘cultura’ sia con l’indicazione, solo di poco più mirata, di ‘cultura storico-politica’, poi ampliata ad inglobare ‘antropologia, politica e religione’, considerati come quei campi del sapere che maggiormente hanno dovuto misurarsi con la questione teorica e pratica della diversità. Quanto ai problemi, è immediato ed intuitivo il rimando ad aspetti centrali nella storia della cultura europea moderna, con tutte le loro implicazioni di carattere anche politico e la loro connessione con tematiche particolarmente complesse e delicate della nostra stessa contemporaneità: la nascita del sapere antropologico moderno, la razza ed il razzismo, il colonialismo e l’imperialismo, l’evangelizzazione, la schiavitù, la tolleranza. Temi già variamente presenti nella prima serie di contributi pubblicati all’interno di «Studi settecenteschi», n. 21 (2001) col titolo «The Problem of Human Diversity in the European Cultural Experience of the Eighteenth Century», e di cui la presente raccolta costituisce l’ideale prosecuzione.
Il modo in cui si è cercato di far convergere punti di vista ed impostazioni di lavoro diverse, in certo senso applicando anche al nostro modo di lavorare e di confrontarci il rispetto della diversità che ha ispirato il nostro percorso di studio, è stato quello definibile con il termine di ‘interdisciplinarietà’. Nel caso presente, come testimonia la composizione del nostro gruppo di lavoro, questo ha significato dar voce a specialisti di storia del pensiero e delle ideologie politiche, di storia delle idee, di storia della filosofia e del pensiero scientifico, di storia della letteratura, di storia della cultura religiosa. La medesima esigenza di sfuggire alle delimitazioni rigide di campi disciplinari ha dettato l’individuazione di tagli cronologici ampi e comunque tali da tenere conto non delle convenzioni, ma esclusivamente delle sollecitazioni provenienti dalle singole ricerche. In molti casi queste hanno puntato esattamente verso una revisione di limiti temporali consueti, in relazione ad esempio alla genesi del concetto moderno di ‘tolleranza’, oppure, tra Settecento e Ottocento, con riferimento alla nascita dei saperi antropologici e della riflessione sulla razza o, ancora, alla definizione di fenomeni come l’imperialismo.
Intenzione dei coordinatori del progetto di ricerca sarebbe proprio quello di mantenere vivi e di sviluppare questi presupposti in occasione della prosecuzione e dell’ampliamento eventuale del progetto stesso, soprattutto sul piano internazionale, favorendo il consolidarsi di una rete di studiosi operanti nell’ambito della riflessione storica sulle forme della diversità umana.

4. Vogliamo qui ricordare come uno degli studiosi che hanno fatto parte nella nostra équipe di ricerca sia stato Yves Benot, personalità celebre nel panorama internazionale degli studi sul colonialismo, sui nazionalismi post-coloniali, sui temi della razza e della schiavitù, sull’antropologia settecentesca. Benot è stato tuttavia qualcosa di più di un semplice, per quanto acuto, ricercatore di storia della cultura. È stato un intellettuale politicamente impegnato e capace di straordinaria e tenace coerenza, in modi appartenenti ad una stagione della cultura e della politica europee forse tramontata, ma che non manca tutt’oggi di offrire esempi positivi e stimoli fecondi. Yves Benot è scomparso all’inizio del 2005, a distanza di poche settimane dallo svolgimento del nostro ultimo incontro in occasione del convegno triestino che ha dato origine a questo volume. La pubblicazione del suo contributo in questa sede costituisce perciò il modo migliore per onorarne la memoria, anche se resterà sempre in noi il rimpianto di aver perduto un interlocutore di rara vivacità, cultura e intelligenza, il cui contributo sarebbe stato oltremodo prezioso nel proseguimento della comune riflessione. In questo senso ci à sembrato opportuno premettere al volume il profilo biografico-intellettuale di Benot scritto per le «Annales historiques de la Révolution française» da Marcel Dorigny, collega di Yves, tra l’altro, nell’ambito della «Association pour l’étude de la colonisation européenne (1750-1850)», e che ci è stato gentilmente concesso di ripubblicare in questa occasione.

Prima di licenziare queste pagine vorremmo ringraziare tutti gli studiosi che hanno aderito al nostro invito e che hanno contribuito in modo originale al comune progetto, interpretandone al meglio i quesiti specifici e l’ispirazione complessiva. La nostra speranza è che possa proseguire il sostegno che finora ci ha consentito di lavorare assieme e di pervenire ai risultati che ora offriamo al giudizio della comunità scientifica internazionale. Un particolare ringraziamento va a Francesco Del Franco, direttore delle edizioni Bibliopolis, per l’entusiasmo con il quale ha accolto la proposta di fondazione di una nuova collana editoriale e si è impegnato per tradurla in pratica con la sua esperienza ed il suo grande mestiere; e a Girolamo Imbruglia, non solo per il suo insostituibile apporto scientifico in ogni fase del progetto, ma anche per aver accolto e reso realizzabile l’idea ed il progetto della collana. Marco Platania e Davide Arecco hanno cooperato con rapidità e accuratezza alla preparazione redazionale del materiale in vista della stampa, sottraendo tempo prezioso al loro lavoro di ricerca individuale. Infine, un ringraziamento speciale desideriamo esprimere nei confronti del personale del Dipartimento di Storia e Storia dell’Arte e, in particolare, dell’Ufficio Promozione dell’Università di Trieste, le signore Marina Rovis e Rossana Stranieri, che hanno operato con passione e precisione per il buon svolgimento del convegno, contribuendo in modo determinante a creare l’atmosfera distesa, informale e piacevole della quale tutti quanti abbiamo profittato. Grazie anche a loro è stato possibile tradurre in pratica uno degli intenti coi quali questo e precedenti eventi convegnistici sono stati organizzati: quello di rafforzare sempre di più i legami fra l’università di Trieste, l’Europa ed il mondo internazionale della ricerca, in ossequio alla storica vocazione della città giuliana quale crocevia di scambi scientifici, culturali e umani.

Guido Abbattista
Rolando Minuti

Settembre 2005

 



DOI: http://dx.doi.org/10.13128/Cromohs-15610



Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
 
 
Firenze University Press
Via Cittadella, 7 - 50144 Firenze
Tel. (0039) 055 2757700 Fax (0039) 055 2757712
E-mail: info@fupress.com