Cromohs 2005 - Chiocchetti - Rec. Antonelli, Chiummo, Palermo (a cura di), La cultura epistolare nell’Ottocento. Sondaggi sulle lettere del CEOD

G. Antonelli, C. Chiummo, M. Palermo (a cura di),
La cultura epistolare nell’Ottocento. Sondaggi sulle lettere del CEOD,
Roma, Bulzoni, 2004, pp. 268
[€ 17 ISBN 88-8319-983-9]

Filippo Chiocchetti
Università del Piemonte Orientale
F. Chiocchetti, “Review of G. Antonelli, C. Chiummo, M. Palermo (a cura di),
La cultura epistolare nell’Ottocento. Sondaggi sulle lettere del CEOD, Roma, Bulzoni, 2004”, Cromohs, 10 (2005): 1-7
<URL: http://www.cromohs.unifi.it/10_2005/chiocchetti_ceod.html>

1. La pubblicazione di questo libro ci offre l’occasione di presentare una nuova importante iniziativa che arricchisce il panorama degli strumenti digitali disponibili in rete. Esso raccoglie gli atti di un convegno, svoltosi a Siena nel 2004 e inteso a illustrare caratteristiche funzionali e potenzialità conoscitive di un progetto di notevole interesse: il CEOD (Corpus Epistolare Ottocentesco Digitale), promosso dall’Università per stranieri di Siena e dall’Università di Cassino[1]. Responsabili scientifici dell’iniziativa sono Massimo Palermo, Giuseppe Antonelli e Carla Chiummo, per le cui cure è stato altresì pubblicato questo volume.

La rete si sta imponendo come luogo privilegiato per la costituzione di ‘biblioteche digitali’: universalità dell’accesso, flessibilità, incrementabilità e apertura a opzioni collaborative stanno spingendo, dopo le prime pionieristiche iniziative che risalgono ormai a un decennio fa, a generalizzare la tendenza verso la costruzione di ambienti ipertestuali disponibili online. Sono queste le ragioni per cui supporti ‘chiusi’, come il CD-ROM, in una prima fase i principali vettori delle edizioni elettroniche, sono sempre meno frequentemente utilizzati.

Il CEOD si inserisce nell’alveo di progetti di digitalizzazione del patrimonio della letteratura italiana: OVI[2], Tlio[3], BiViO[4], Eva[5], solo per citarne alcuni. Antesignano, quando non diretto punto di riferimento, di questi progetti è il CIBIT (Centro Interuniversitario Biblioteca Italiana Telematica), un consorzio fondato negli anni ‘90 la cui missione è promuovere, eseguire e coordinare ricerche sul patrimonio testuale della tradizione culturale italiana tramite elaborazione informatica delle sue fonti primarie e secondarie. I testi contenuti nella banca dati del CIBIT sono oggi consultabili nel sito web Biblioteca Italiana[6], che figura tra i partner del CEOD.
Il corpus è costituito attualmente da 626 lettere appartenenti a otto diversi epistolari, riferiti a un arco cronologico che va dal 1817 alla fine del secolo. I testi selezionati sono espressione di una notevole varietà nelle tematiche affrontate e nella provenienza geografica, sociale e culturale degli autori delle missive e dei loro destinatari. Tra questi compaiono personaggi di rilievo nel panorama risorgimentale e postunitario come Giuseppe Garibaldi, Francesco Crispi, Rosolino Pilo, Agostino Depretis, Ferdinando Martini.

2. Ma qual è la filosofia di questo progetto? Il CEOD è un “archivio digitale testuale”, ossia uno strumento la cui utilità si valuta, secondo Palermo, essenzialmente sulla base dell’impostazione conferita a due aspetti essenziali: “in primo luogo l’estensione, determinante per l’affidabilità statistica e documentaria, in secondo luogo la densità di codifica dei testi in esso contenuti, da cui dipende la qualità e la quantità delle informazioni recuperabili attraverso il motore di ricerca” (p. 10). A seconda delle opzioni prevalenti nella progettazione di ciascuna raccolta, si hanno pertanto grandi corpora testuali, su cui è possibile effettuare, oltre alla lettura, alcune limitate operazioni di ricerca sulla base di semplici strumenti di interrogazione; oppure – come nel caso del CEOD – iniziative che, privilegiando il criterio della omogeneità, fanno corrispondere, a una mole di dati ridotta, possibilità di analisi assai sofisticate.

Iniziative come questa possono aprire nuove linee di ricerca, esaltando l’importanza del patrimonio della tradizione epistolare come fonte di informazione sul passato, in particolare, ma non esclusivamente, per quanto riguarda la storia intellettuale. Tradizionalmente utilizzate da studiosi provenienti da diverse aree disciplinari, le fonti epistolari hanno recentemente consentito di gettare maggiore luce anche su aspetti quali mentalità, soggettività, immaginario, storia di genere. Occorre sottolineare come un elemento peculiare di questa iniziativa, rivolta a studiosi di diversa formazione (storici, italianisti, linguisti), sia l’appartenenza degli autori dei carteggi – tutti sostanzialmente inediti – alla categoria degli ‘scriventi non scrittori’.

3. Realizzare un’iniziativa editoriale di tale spessore utilizzando un formato digitale richiede una adeguata progettazione, sulla quale influiscono complesse esigenze filologiche. Operazioni come questa assumono pertanto un carattere sperimentale e sono tanto più significative e degne di essere valorizzate in quanto permettono l’accumulazione di esperienze e pratiche che potranno essere messe a frutto in altri contesti e in successivi lavori.

È ormai assodato che il nuovo medium telematico non reca in sé pregiudizio alcuno alle corrette procedure di edizione di un testo; al contrario apre nuove spazi per arricchire le edizioni medesime con strumenti interpretativi. Il mezzo informatico è infatti perfettamente in grado di rendere adeguatamente i diversi simboli di cui ci si avvale normalmente per rendere le peculiarità di un testo nella sua edizione critica. A ciò si aggiunge la possibilità, offerta dall’ambiente digitale, di incorporare utilmente quegli elementi di multimedialità e di ipertestualità che caratterizzano questo tipo di progetti. Nel caso del CEOD, la modalità di consultazione viene perciò arricchita dalla riproduzione di alcuni originali e dalla possibilità di effettuare ricerche tramite un motore interno. Quest’ultimo consente di effettuare sia ricerche semplici (frasi, parole o parti di parole combinabili con operatori logici, in grado di produrre concordanze e liste di frequenze) sull’intero corpus o su sottoinsiemi stabiliti dall’utente, sia ricerche avanzate grazie a un sistema di marcature preventivamente realizzate sui testi. La ricerca avanzata consente di interrogare il corpus su questioni di interesse filologico (aggiunte, correzioni, cancellature, sottolineature) o di interesse linguistico-testuale (come formule di esordio, di congedo, e altri topoi del genere epistolare). È possibile accedere anche a indici organizzati in base al contenuto: persone, luoghi, opere letterarie e relativi personaggi, quotidiani e periodici.

4. Questo volume dà una dimostrazione di quali risultati può offrire – a un ventaglio singolarmente ampio di discipline – l’utilizzo di uno strumento digitale frutto di una progettazione rigorosa. Esso è articolato in due sezioni: Attraversamenti e Approfondimenti. Mentre quest’ultima raccoglie contributi dedicati a singoli epistolari, la prima contiene saggi che mettono in luce da vari punti di vista, corrispondenti ad altrettante aree disciplinari, l’utilità di un archivio epistolare digitale.
Nel suo intervento, Massimo Palermo evidenzia come il motore di ricerca, grazie alla marcatura utilizzata, consenta di far luce su alcuni usi linguistici, a partire dalle frequenti autocorrezioni che gli autori apportavano alle proprie missive e che testimoniano un grado di appropriazione delle regole grammaticale ancora incerto.

La grande importanza da attribuire alla presenza nelle lettere di certi stereotipi del genere epistolare, fissati da una secolare tradizione precettistica, è stata riconosciuta consapevolmente dagli ideatori del CEOD, che hanno disposto strumenti di marcatura appositi. Abbiamo infatti diversi fenomeni di articolazione testuale a cui corrispondono altrettante marcature; grazie a tali operazioni – come mostra il saggio di Giuseppe Antonelli – tali fenomeni possono essere individuati mediante una interrogazione condotta sul motore di ricerca interno. Essa fa emergere, rispetto alle formule stereotipe e agli standard noti, la presenza di costanti e di varianti, determinate da vari fattori, dalla cultura degli scriventi al tipo di relazione che li lega. Ciò risulta particolarmente evidente nel caso delle formule di apertura e congedo, racchiuse nella maschera di interrogazione del CEOD all’interno di una particolare area; ma la stessa articolazione informativa è rintracciabile a proposito di altre formule standardizzate dalla trattatistica sull’epistolografia: dalle formule che regolano, nella scansione della lettera, il passaggio da un argomento all’altro, fino alle forme di dialogicità espresse mediante l’uso di frasi interrogative ed esclamative.

Anche Luca Serianni – che ripercorre gli studi precedenti, segnalando l’origine recente dell’interesse per l’epistolografia ottocentesca – mette in luce nel suo intervento, dedicato a questioni di analisi grammaticale delle variazioni di registro linguistico (dialettale/popolare, toscano/non toscano), le potenzialità del CEOD, la cui architettura permette di ricostruire le valenze della lingua di uso privato, con esiti dagli interessanti risvolti sotto il profilo sociale: alcune risultanze, che a prima vista porrebbero certi autori nell’ambito dei semicolti, testimoniano invece quanto nel XIX secolo la norma linguistica tra i non scrittori fosse ancora significativamente oscillante. In ogni caso, ribadisce Serianni, questo tipo di valutazioni può essere effettuato solo considerando non isolatamente i vari aspetti ortografici, morfologici e lessicali di un testo, il che “presuppone la disponibilità di tutti i termini utili per il confronto, garantita solo da uno strumento elettronico” (p. 60).

5. Quanto fin qui osservato attiene però solo a un aspetto del corpus in questione e delle possibilità di ricerca che esso offre: quello riguardante gli elementi linguistico-testuali e filologici degli epistolari. Accanto ad essi, le operazioni di marcatura hanno preso in considerazione anche altri aspetti, di carattere contenutistico. Nei loro interventi una italianista e uno storico, Carla Chiummo e Mauro Moretti, adottano questa nuova prospettiva.

La prima rivolge la sua attenzione al carteggio forse più importante del CEOD, quello tra Ferdinando Martini e Amalia Flarer Depretis. La corrispondenza intercorsa fra questi due personaggi di indiscusso rilievo apre uno spaccato di grande interesse sulla società e sulla cultura italiane di fine Ottocento. Giornalista, scrittore, uomo politico, Ferdinando Martini (1841-1928) fu, attraverso le sue molteplici esperienze, un protagonista della vita italiana nell’intero arco dell’età liberale. Figura di spicco è anche Amalia Flarer (1847-1922): pupilla di Agostino Depretis, ne divenne moglie nel 1876 dopo essere rimasta vedova del precedente marito. Fu la colta animatrice di un salotto romano frequentato da uomini politici e da letterati, tra i quali il Martini. Da questo epistolario, esteso su un arco cronologico di un quarto di secolo, emergono, grazie alle possibilità offerte dalle marcature inserite nella codifica testuale, alcune interessante annotazioni: una di queste è relativa alle modalità con cui avvenne la diffusione di alcuni grandi nomi della letteratura europea, come Dostoevskij. Il mondo del giornalismo esce a sua volta ritratto con finezza: in particolare evidenza, alcuni aspetti come la critica militante, la novellistica, il teatro, tutti ‘mestieri’ praticati dall’intellettuale Martini. Questo carteggio, del resto, offre numerosi spunti non solo a una storia della cultura e degli intellettuali, ma alla stessa storia politica, considerando i ruoli rivestiti dai protagonisti.

6. Nel successivo intervento, Mauro Moretti sottolinea ulteriormente la dimensione qualitativa che progetti quali il CEOD esprimono. Dal punto di vista dello storico si possono aprire nuove prospettive, dopo una lunga stagione che ha visto prevalere, nell’applicazione dell’informatica alla ricerca storiografica, l’analisi quantitativa finalizzata ad indagini demografiche, economiche, sociali.
La digitalizzazione degli archivi reca con sé problemi metodologici di vasta portata. L’incontro tra ambienti e pratiche vecchi e nuovi può riplasmare i confini del ‘mestiere’; tuttavia, anche in un differente contesto come quello strutturato dalle tecnologie informatiche, la formazione del “questionario dello storico” non può non rimanere un problema euristico di portata centrale nel rapporto che lo studioso stabilisce con le sue fonti.

Nel caso dell’edizione elettronica, la sfida è rappresentata dalla marcatura del testo, che non può limitarsi a registrare i fenomeni linguistici ma deve essere completa anche a livello contenutistico. In generale, Moretti mette in guardia dal rischio che una soggettazione troppo dettagliata “possa tradursi in un irrigidimento delle indicazioni”, finendo con l’orientare gli studiosi verso risultati predeterminati (p. 83). Nello stesso tempo, però, egli invita a non subire passivamente il flusso informativo, bensì ad orientarlo sulla base delle domande peculiari per la propria ricerca.
L’archivio online offre allo storico molteplici opzioni di indagine. Se, da una parte, la ricerca semplice “consente di soddisfare alcune domande più dirette, e di costruire in modo graduale un questionario articolato” (p. 84), dall’altra anche le più complesse funzioni di ricerca offerte dal CEOD possono offrire utili riscontri, esemplificati nel saggio. L’utilizzo dell’opzione di ricerca relativa alle formule interrogative ed esclamative può dirci cose interessanti, per esempio, a livello di storia politica, come risulta dai carteggi dei patrioti siciliani. Anche le ricorrenze terminologiche offrono molteplici spunti sull’evoluzione del lessico della politica: dalle svariate accezioni del termine “liberalismo”, alla presenza, isolata o sporadica, delle parole “socialista” e “materialista”, alle prime, non sempre chiare attestazioni di espressioni quali “mafiusi” o “camorista”.

La dimensione privata di altri carteggi offre spaccati altrettanto significativi, dai quali si traggono informazioni relative alla vita familiare, ai sistemi di valori sui quali essa si reggeva, ad aspetti e pratiche specifici come le letture femminili, ecc.

In breve, risulta dimostrata da questi acuti sondaggi la “duttilità” del CEOD come strumento a cui anche lo storico può ricorrere, spaziando “dalla sfera della politica e dell’ideologia a quella delle forme e delle strutture della vita quotidiana nel XIX secolo” (p. 91).
La soluzione informatizzata offre una cornice tecnologica a una nuova modalità di edizione delle fonti, che alla rigidità della pubblicazione cartacea sostituisce, come abbiamo segnalato in apertura,
nuove opzioni. Lo storico, come eventuale partecipante a queste iniziative, deve riflettere sul mutamento dello statuto epistemologico delle fonti che l’edizione elettronica comporta. Estremamente significativa è pertanto la chiosa di Moretti, che sulla scorta della riflessione condotta su questi problemi da Rolando Minuti[7], affronta le peculiari modalità operative insite nella costruzione di un archivio digitale – anche in virtù della natura collaborativa e ‘aperta’ che queste iniziative possono assumere –, indicando nel CEOD uno strumento utile per proporre nuove sperimentazioni anche in tale ambito.

7. Nella seconda parte del volume, i saggi di Danilo Poggiogalli, Gianluca Biasci e Lucia Raffaelli indagano i fenomeni linguistici che caratterizzano alcuni epistolari, con particolare interesse per i sistemi interpuntivi. Si distacca da questo approccio l’intervento di Maria Silvia Rati, che analizza minuziosamente i carteggi intrattenuti da Agostino Depretis con Amalia Flarer, e da quest’ultima con Ferdinando Martini.

Soprattutto nella seconda parte del volume, dunque, si riscontra una predominanza degli aspetti filologici su quelli contenutistici. È, questo, un dato d’altronde ovvio, trattandosi di un progetto che nasce per impulso e grazie all’impegno di studiosi di linguistica. Come dimostrano ampiamente i saggi citati, questa iniziativa racchiude senza dubbio concrete possibilità per far compiere significativi passi avanti a molteplici indirizzi di ricerca, inclusa la storia culturale nella sua più larga accezione.

Note

[1] Il sito web del CEOD è consultabile in rete all’indirizzo <http://www.unistrasi.it/ceod/>.

[2] <http://www.ovi.cnr.it/>.

[3] <http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/>.

[4] <http://www.bivionline.it/>.

[5] <http://emeroteca.braidense.it/progetti/eva.php>.

[6] <http://www.bibliotecaitaliana.it/>.

[7] R. Minuti, Internet et le métier d’historien. Réflexions sur les incertitudes d’une mutation, Paris, PUF, 2002, pubblicato anche in formato digitale e versione italiana: “Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle incertezze di una mutazione”, Cromohs, 6, 2001, 1-75, <http://www.cromohs.unifi.it/6_2001/rminuti.html>.



DOI: http://dx.doi.org/10.13128/Cromohs-15629



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