Cromohs 2005 - Minuti - Ricordo di Marco Minerbi

Ricordo di Marco Minerbi

Rolando Minuti
Università di Firenze
R. Minuti, «Ricordo di Marco Minerbi», Cromohs, 10 (2005): 1-4
< URL: http://www.unifi.it/riviste/cromohs/10_2005/minuti_minerbi.html >

1. La scomparsa recente ed improvvisa di Marco Minerbi ha lasciato un doloroso senso di smarrimento in tutti coloro che lo hanno conosciuto, che gli sono stati vicini, che sono stati in vario modo contagiati dalla sua complicata umanità.
Marco Minerbi era nato nel 1936 a Ferrara, da una famiglia profondamente radicata nel tessuto sociale e culturale della città romagnola, alla quale era rimasto sempre molto legato da vincoli di affetto e di memorie  che non aveva mai inteso recidere.
L'ingresso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove formò la propria personalità di studioso sotto il magistero di Delio Cantimori, Armando Saitta, Augusto Campana, aveva segnato una svolta che lui stesso indicava come fondamentale, dal punto di vista esistenziale oltre che strettamente culturale, introducendolo in una comunità di amici, oltre che di compagni di studio, che vennero a costituire per lui un punto di riferimento costante.
L'appellativo affettuoso di "marchese" che questa comunità gli attribuì e che non lo abbandonò più – ma che in fondo non gli dispiaceva, in quel gioco sottile di autoironia che caratterizzò sempre la sua lucida intelligenza -  offriva bene l'immagine di una dimensione caratteriale che per molti che non lo conoscevano bene poteva apparire aristocratica e distante, ma che al fondo celava un'esigenza profonda di solidarietà umana e di amicizia, che si esprimeva nella volontà tenace di mantenere stretti i contatti a cui teneva, e di costruirne di nuovi anche attraverso la manifestazione di una molteplicità continua di necessità, anche inconsuete, intorno alle quali riusciva sistematicamente a costruire una soprendente ragnatela di complicità.

2. Il periodo trascorso a Parigi durante gli anni '60, come lettore di italiano, aveva segnato indubbiamente un'ulteriore tappa importante del proprio percorso umano ed intellettuale, consentendogli di ampliare gli studi sulla storia culturale francese dell'età illuministica e rivoluzionaria - la traduzione italiana dell'Essai sur les moeurs di Voltaire, l'unica ancora disponibile e purtroppo non più riedita, risale a questi anni[1] -  ma soprattutto di ampliare un'esperienza umana che incise molto sul suo profilo complessivo, ed alla quale tornava spesso con la memoria come ad uno dei periodi più felici della propria esistenza.Aveva insegnato successivamente a Trieste, costruendo anche in quella città legami di amicizia profondi e duraturi e, dopo un breve periodo presso l'università della città natale, a Pisa, dove il nuovo corso di laurea in storia lo vide tra i protagonisti di una stagione  particolarmente viva per gli studi storici ed umanistici dell'ateneo toscano. Gli ultimi anni li aveva infine trascorsi presso l'università di Firenze, dove le precarie condizioni di salute lo costrinsero a lasciare anticipatamente l'insegnamento; anni difficili, per vicende personali che si erano aggiunte alla condizione continua di sofferenza fisica, ma soprattutto per la perdita recente di una figlia amatissima, che lo aveva inesorabilmente portato ad una condizione alla quale tutti coloro che gli erano vicini non potevano che assistere con dolore impotente.

3. E' all'Università di Pisa che chi scrive lo ha conosciuto, vivendo come studente un'esperienza singolarissima di rapporto, dove la conversazione - è il termine che più si addice alle forme del suo insegnamento, più di quella canonica di lezione, verso la quale non nascondeva la propria insofferenza -  risultava centrale, e che si sviluppava soprattutto al di fuori dell'aula universitaria, nei caffè o negli spazi domestici, secondo forme di dialogo libero, variegato e svincolato dai termini stretti degli argomenti di studio, che della cultura illuministica, profondamente coltivata, mantenevano lo stile, i modi, l'eleganza. Ed in queste occasioni l'impressione di una cultura estesissima e raffinata, che si estendeva ben oltre e molto di fuori gli ambiti disciplinari accademici, e si ampliava ad esempio con grande  competenza alla musica – una delle forti passioni di Marco, e forse la dimensione che più gli consentiva momenti di serenità - , era ragione di attrazione inevitabile, insieme all'inconsueta rilevanza che assumeva una miriade di curiosità assolutamente extra-accademiche, che si intrecciavano quasi naturalmente con interessi e problemi di ricerca. Non era certo consueto, ad esempio, che in occasione di un soggiorno di studio in Inghilterra, venisse da un docente ancora poco conosciuto la richiesta urgente, non di una fotocopia o di un testo di difficile reperimento, ma di una tabacco da pipa  raro reperibile solo in un certo negozio di Charing Cross, dove il proprietario conosceva personalmente questo singolare cliente e le sue speciali necessità. Un esempio, al quale se ne potrebbero aggiungere molti altri, che potrebbe apparire del tutto marginale, ma che soprattutto per studenti della fine degli anni '70 proponeva un profilo singolarissimo di grande spessore culturale unito a distacco ed ironia che costituivano una delle principali ragioni di attrazione della sua personalità, e che negli anni si è mantenuto inalterato.
Restano allora fortissimi i ricordi di vagabondaggi che, in senso settecentesco potremmo ben definire "filosofici", per le strade di Londra o di Parigi, e di pomeriggi trascorsi, tra il perenne problema del riordino della biblioteca o le più recenti interminabili difficoltà di convivenza con i mezzi informatici, a conversare di Voltaire e di Furtwängler,  di Robespierre e del Quartetto italiano, di questione palestinese o di memorie ferraresi, tra complicatissime, e talora catastrofiche,  preparazioni di tè.
Alla formazione della Scuola Normale, e all'insegnamento dei maestri che abbiamo ricordato, sono riconducibili le linee principali, il metodo ed i contenuti,  dell'attività di studioso di Marco Minerbi. Linee che compessivamente ruotano intorno alle dinamiche politiche ed intellettuali della cultura francese ed europa tra illuminismo e rivoluzione. Anche il suo esordio su Sismondi è riconducibile a questo quadro, nella ricerca delle matrici teoriche della riflessione del ginevrino nella cultura sociale e politica europea settecentesca, con un'attenzione particolare rivolta soprattutto al versante anglosassone, che ancora costituisce un punto di riferimento importante nella ricerca sismondiana[2].

4. Gli studi successivi sulla cultura fisiocratica, a cui dedicò brevi ma importanti contributi[3], l'eccellente edizione italiana dell'Esquisse di Condorcet[4], la raccolta commentata di documenti sulla politica sociale della rivoluzione francese e l'eversione della feudalità[5], la ricerca sul pensiero di un autore come Linguet alla cui rilettura diede un contributo importante[6], ed infine l'attenzione particolare che mantenne sempre  per il pensiero politico di Rousseau[7],  testimoniano una continuità e un'omogeneità di interessi che si accompagnava ad una riflessione costante alla politca contemporanea e soprattutto al problema dell'ebraismo, che non si tradusse mai in ricerche estese[8] ma che ebbe modo talvolta di esprimersi in pagine di grande nettezza che suscitarono, com'era nelle sue intenzioni, discussione accesa[9].

Studi e ricerche che non ebbero sicuramente un esito corrispondente al loro spessore e alla loro profondità nelle pubblicazione che ha lasciato. Da una produzione scientifica regolare e cospicua lo tenevano lontano non solo una condizione di sofferenza fisica che non lo abbandonò mai, non solo una dimensione psicologica particolarmente complessa che lo portava a considerare sempre con un'ansia particolare la conclusione definitiva, in termini di carta stampata, di un percorso di riflessione, ma anche una preoccupazione fortissima per la precisione e la verifica, per il rigore della concettualizzazione, per la correttezza dell'uso di singoli termini che erano l'espressione particolare della sua onestà intellettuale e della sua responsabilità di studioso.
Da qui una molteplicità di progetti complessi, mai abbandonati ma mai conclusi, di intenzioni, di idee a lungo coltivate ma  raramente tradotte in risultati, di autentici cantieri di ricerca mantenuti sempre aperti, in una montagna di schede e di appunti accumulati nello spettacolare disordine che caratterizzava la sua officina, che erano la documentazione palpabile di una passione e di una curiosità che nonostante tutte le difficoltà esistenziali non lo abbandonarono mai  e che restano, nella memoria di chi lo ha conosciuto, come il tratto più marcato di un profilo di studioso che proprio per il configurarsi in termini tanto singolari e tanto diversi dai canoni correnti ha lasciato un'immagine, umana ed intellettuale, che non sarà possibile dimenticare.

Note

[1] Voltaire, Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni, a cura di M. Minerbi e M. Pavan, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1966-1967, 4 voll.

[2] Sismondi, J. C. L. Simonde de, Recherches sur les constitutions des peuples libres, edizione ed introduzione di Marco Minerbi, Genève, Droz, 1965; Analisi storica e costituzionalismo in Sismondi, in Sismondi européen. Actes du Colloque international tenu à Genève les 14 et 15 septembre 1973, préf. de Sven Stelling-Michaud, Genève, Slatkine / Paris, Champion, 1976, pp. 225-240.

[3] "Diderot, Galiani e la polemica sulla fisiocrazia (1767-1771)", Studi storici, a. XIV (1973), n. 1, p. 147-184; "I presupposti dell'analisi economica dei fisiocratici", in Lezioni sull'Illuminismo. Atti del seminario di studi organizzato dalla Provinia di Reggio Emilia (ottobre 1978- febbraio 1979), Milano, Feltrinelli, 1980, pp.63-84.

[4] Condorcet, J. A. N. de Caritat, marquis de, Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano, introduzione, traduzione e note di Marco Minerbi, Torino, Einaudi, 1969.

[5] La crisi dell'Antico Regime e l'eversione della feudalità in Francia: (1787-1793), Firenze, La Nuova Italia, 1979.

[6] "Le idee di Linguet",Rivista Storica Italiana, v. XCIII, 1981, III, p. 680-734.

[7] "Societa civile e divisione del lavoro negli scritti politici di Rousseau",  in Rousseau secondo Jean-Jacques (Atti del convegno di Roma, 5-6 maggio 1978), Genéve, Université de Genève / Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1979, pp.107-116; "Eredità culturale e ricerca dell'eguaglianza nel pensiero politico di Jean Jacques Rousseau", Rivista di storia della filosofia, a. LIII, 1998, n.2, pp.289-295.

[8] Vedi tuttavia "Illuminismo ed ebrei" [commento a: A. Hertzberg, The French Enlightenment and the Jews, New York / London, Columbia University Press, 1968],   Studi storici, a. XI (1970), n. 1, p. 86-96.

[9] "Il nodo della terra promessa", Belfagor, maggio 1989, III, anno XLIV, pp.335-339.

 

 



DOI: http://dx.doi.org/10.13128/Cromohs-15633



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