Cromohs 2005 - Niewojt - Rec. François Rosset, Dominique Triaire, Jean Potocki. Biographie

François Rosset, Dominique Triaire, Jean Potocki. Biographie, Paris, Flammarion, 2004
[€ 26 - ISBN: 2082103099 ]

Monika Niewojt
Università di Trieste
M. Niewojt, "Review of François Rosset, Dominique Triaire, Jean Potocki. Biographie, Paris, Flammarion, 2004", Cromohs, 10 (2005): 1-6
< URL: http://www.cromohs.unifi.it/10_2005/newojt_rosset.html>

1. Nel 2004 è uscita per i tipi della Flammarion la biografia di Jan Potocki (1761-1815), composta da François Rosset e Dominique Triaire, considerati tra i massimi specialisti dell'opera potockiana con particolare riferimento agli aspetti letterari dei suoi scritti[1]. La biografia è stata concepita dagli autori come parte integrante di un progetto più vasto: l’edizione delle opere più significative di Potocki, in corso di pubblicazione per i caratteri dell'editore belga Peeters[2].
Si tratta di un cospicuo volume di oltre 500 pagine di testo, arricchito da riproduzioni di ritratti di Potocki e dei suoi familiari e da disegni tratti dai suoi taccuini di viaggio. In fondo al volume, oltre alla consueta bibliografia e ad un ricco indice di nomi (molto utile nel caso di Potocki, che vantava conoscenze e amicizie con personaggi di spicco del mondo politico, culturale e scientifico di tutta Europa), gli autori hanno inserito anche le mappe delle spartizioni della Polonia e alcuni alberi genealogici: quelli della famiglia del protagonista, del cugino e suocero di seconde nozze Stanisław Szczęsny Potocki, ed infine l'albero genealogico della famiglia Czartoryski, che dominò la scena politica polacca nel Settecento e con cui Jan Potocki aveva legami di parentela e di amicizia.
L’inserimento di tale materiale e la scelta di tradurre in francese i nomi dei protagonisti polacchi, lasciano supporre che il libro sia stato concepito non tanto per un ristretto pubblico di specialisti (anche se sicuramente ad essi sono rivolte le note accurate e i ricchi riferimenti bibliografici), ma per un pubblico più vasto, che sia destinato in primo luogo ai sempre più numerosi lettori ed estimatori delle opere di Potocki.
Nella premessa, Rosset e Triaire a giusto titolo scrivono che il loro libro dovrebbe essere considerato la prima biografia completa di Potocki. Effettivamente la vicenda biografica di Potocki, malgrado la notevole popolarità di cui ha goduto a partire dagli anni Cinquanta e cioè dal momento in cui Roger Caillos restituì al pubblico la versione originale di una parte del Manoscritto trovato a Saragozza[3], è rimasta poco e mal conosciuta.
Si sapeva di lui che era un uomo pieno di contrasti: pur appartenendo ad una delle più conservatrici famiglie aristocratiche polacche, allo scoppio della Rivoluzione si era precipitato in Francia per partecipare alle sedute dei Giacobini, così come in precedenza aveva voluto assistere "di persona" alla rivolta degli Olandesi contro lo stadhouder (1787); la sua passione per i viaggi, che lo portò a visitare l'Europa, l'Asia e l'Africa del Nord, andava di pari passo con un estremo attaccamento alla Podolia, la terra delle origini (oggi in Ucraina); ed infine - per citare un altro tratto contraddittorio della sua personalità - malgrado le sue raffinate competenze linguistiche e la profonda conoscenza di diverse lingue non fu mai in grado di parlare in modo accettabile quella dei suoi connazionali (i suoi iniziali discorsi in polacco alle sedute della Dieta del 1788-1792 suscitarono tali ilarità da indurlo ad esprimersi in pubblico esclusivamente in francese).

2. I biografi del passato hanno fornito non soltanto notizie scarse e disordinate, ma addirittura in buona parte false. Si tendeva, per esempio, a confonderlo con almeno altri due membri della sua numerosa famiglia; gli si addebitava - per citare i casi non solo più clamorosi, ma anche più frequenti - l'appartenenza alla massoneria, relazioni incestuose con la madre e la sorella, ma soprattutto si tramandavano notizie sul suo suicidio che non corrispondevano affatto alla realtà[4].
All'origine di queste distorsioni (o falsificazioni) biografiche ci sono - a nostro parere - due fattori fondamentali. Innanzitutto dobbiamo ammettere che Potocki stesso non ha in alcun modo facilitato il compito ai suoi biografi, essendo sempre stato particolarmente riservato sulle vicende della sua vita privata. Pur avendo praticato con assiduità il genere del racconto di viaggio, dove usualmente si tendeva a parlare largamente di se stessi anche per proporre la propria visione - possibilmente nuova ed inedita - dei luoghi visitati, Potocki-uomo preferiva nascondersi dietro le osservazioni più neutre ed impersonali del Potocki-viaggiatore. In secondo luogo, va messo in rilievo che i discendenti dello scrittore, non solo non si sono curati di preservare e di diffondere le opere del loro illustre avo, ma che per nascondere il suo suicidio si impegnarono a farle cadere nell'oblio. L’imbarazzo degli eredi nei confronti del suo lascito letterario è manifesto nella vicenda del Manoscritto trovato a Saragozza: gli eredi non hanno mai smascherato i clamorosi plagi del romanzo compiuti da Charles Nodier, Maurice Cousin (conosciuto sotto lo pseudonimo del conte di Courchamps) e Washington Irving[5]. Insurrezioni e guerre hanno poi fatto il resto: considerevoli parti degli archivi privati che custodivano opere (o frammenti di esse) di Potocki e testimonianze sul suo conto andarono distrutte oppure sparirono senza lasciar traccia. In un contesto del genere, le contrastanti vicende di un personaggio eccentrico e indubbiamente fuori dal comune, esaltate dalle misteriose circostanze del suo suicidio, favorirono la nascita di una romantica leggenda della vita (e morte) di Potocki, che completava in una maniera formidabile il suo singolare romanzo.
Il compito dei biografi novecenteschi doveva quindi essere quello di restituire una immagine di Potocki più vicina alla realtà storica[6]. Tra gli anni Sessanta e Settanta vennero pubblicati due studi biografici che volevano assolvere a tale compito: Un témoin de l’Europe des Lumières: le comte Jean Potocki di Edward Krakowski, e Un précurseur de la littérature fantastique: Jean Potocki, sa vie et son “Manuscrit trouvé à Saragosse” di Maria Evelina Żółtowska[7].
Benché basato su materiale archivistico di prim'ordine - l'autore ha esaminato gli archivi privati dei discendenti del figlio primogenito di Jan Potocki, Alfred -, il libro di Krakowski è in una buona parte prodotto della sua fantasia. Sostenitore di discutibili tesi sull'eterna amicizia e fratellanza tra Francia e Polonia, Krakowski usa la vita di Potocki come sfondo per le sue teorie sul ruolo svolto dalla Polonia nell'avvicinare l'Europa all'Asia. Potocki - qui descritto come il "un fondateur et l'apôtre d'un nouveau patriotisme polonais"[8] –(valutazione piuttosto curiosa se si considera il totale disinteresse di Potocki dopo il 1794 per la causa polacca) - è agli occhi del biografo un perfetto esempio di polacco che fa da tramite tra l'Occidente e l'Oriente ed anche tra la cultura dell'Illuminismo e quella del Romanticismo. Krakowski, non citando mai i documenti sui quali ha ricostruito i fatti della vita di Potocki, ha reso la sua biografia poco utile agli studiosi, che di regola non potevano verificare l'esattezza delle sue informazioni. Gli studi successivi hanno provato che Krakowski ha condotto il suo lavoro - gremito di forzature ed inesattezze - non al servizio della verità storica, contribuendo soltanto ad aumentare la confusione sull'argomento trattato.

3. La tesi di dottorato della Żółtowska è un lavoro di tutt'altro spessore. La studiosa - che ricordiamo è anche l'autrice della voce "Jan Potocki" nella prestigiosa edizione del Dizionario Biografico Polacco diretto dall'Accademia Polacca delle Scienze[9] - ha redatto la sua biografia in modo coscienzioso, in base a materiali per lo più manoscritti, citati e riportati con la massima trasparenza. Il pregio della sua tesi sta appunto nell'aver saputo trovare e dare conto di una documentazione di prim'ordine. Non mancano però errori (del tutto comprensibili, visto che la studiosa ha dovuto in pratica rinnovare la tradizione biografica potockiana) e delle forzature - come per esempio quella, ricorrente come un Leitmotiv, sui rapporti incestuosi di Potocki - che agli occhi della studiosa spiegherebbero gli amori del protagonista del Manoscritto trovato a Saragozza, Alphonse van Worden, con le sue due cugine[10].
Le non esemplari esperienze dei predecessori hanno indubbiamente messo in guardia Rosset e Triaire sui pericoli che correvano intraprendendo il loro ambizioso progetto. Conoscevano le difficoltà a cui dovevano far fronte e che hanno determinato la scelta della metodologia di lavoro che hanno adottato: la riservatezza di Potocki sulle questioni personali, la scarsità di testimonianze dirette attendibili ed infine la distruzione e la dispersione degli archivi privati che custodivano le sue opere. Il loro approccio alla biografia è caratterizzato infatti da due aspetti fondamentali, che rendono diverso questo studio dai lavori dei biografi precedenti. Il primo riguarda il fatto che più che della redazione o della composizione di una biografia, ci si è preoccupati di operare una vera e propria ricostruzione della vita del personaggio. Bisognava trovare nuovi elementi per ricostruire episodi sui quali non avevano indagato a fondo i predecessori: l'infanzia e gli studi in Svizzera, per cominciare; le amicizie nel mondo culturale e politico francese; il soggiorno parigino durante la Rivoluzione Francese; i veri motivi che hanno portato Potocki ad intraprendere alcuni viaggi, come per esempio quello in Marocco; il rapporto con le due mogli e con i figli, la solitudine degli ultimi anni; ed, infine, la genesi del Manoscritto.
L'esigenza di dover ricostruire parti importanti della vita del personaggio ci fa comprendere l'altra caratteristica di questa biografia, fondata su una minuziosa ricerca di materiali inediti che potessero dare risposte a quesiti ed incognite rimaste inevase e che al contempo offrissero la possibilità di verificare le interpretazioni date di fatti già conosciuti ma ancora controversi. Dalla lettura del libro risulta evidente lo sforzo dei due studiosi di setacciare gli archivi alla ricerca di nuovi tasselli per completare il "puzzle" potockiano. Oltre ad accurate ricerche sui Potocki, svolte per lo più negli archivi polacchi e francesi, Rosset e Triaire hanno indagato a fondo anche sul materiale archivistico relativo a familiari, amici o semplici conoscenti di Potocki. Da Madrid a Vienna, da Valletta a Firenze: nella biografia vengono citate decine di archivi, di biblioteche e collezioni che testimoniano un impressionante impegno di ricerca di fonti inedite. Indubbiamente, i due autori hanno avuto la fortuna di poter curiosare liberamente negli archivi russi ed ucraini - il cui acceso era negato alla generazione di studiosi operanti nella seconda metà del Novecento - che a ragione si ritenevano una miniera di preziose notizie sul conto di Potocki e della sua famiglia. Ma va ad ulteiore merito di Rosset e Triaire l'essere tornati ad indagare anche negli archivi che sembravano ormai del tutto esplorati dai loro predecessori, trovando nuovi e preziosi materiali , come per esempio cospicue parti di corrispondenza di Potocki e addirittura una nuova versione del Manoscritto trovato a Saragozza.

4. Malgrado gli sforzi, gli autori non sono riusciti , com'è naturale che avvenga in questo tipo di ricerche, a portare luce su tutti gli episodi della vita Potocki. Laddove non è stato possibile procurarsi una testimonianza diretta, ne hanno proposto una parallela, possibilmente proveniente da una persona della cerchia di Potocki, un parente o un amico. E così, a titolo esemplificativo, non disponendo di una documentazione relativa al viaggio di Potocki a Londra del 1787, i biografi hanno riportato impressioni di Julian Ursyn Niemcewicz - scrittore della corte del re polacco, che soggiornò in Inghilterra poco prima di Potocki - motivando la loro decisione con il fatto che tra i due - che si conoscevano e si frequentavano - esisteva "una certa affinità di spirito"[11]. Ricorre a un simile espediente può essere valutato in due modi opposti. Attribuire a Potocki pensieri altrui può apparire una forzatura, tanto più che i biografi stessi hanno sempre preferito lasciar parlare il personaggio, insistendo sull'originalità del suo pensiero[12]. Invece nell'economia di un racconto biografico destinato al pubblico di lettori non specialisti, che non conoscono il contesto politico-culturale in cui si muoveva Potocki, un’operazione del genere consente di dare una continuità alla narrazione, permettendo allo stesso tempo di avere la sensazione (illusoria) che tutti i problemi siano state definitivamente risolti.
Potrebbe apparire altresì controversa l'impostazione generale del libro in cui non solo il personaggio, ma anche la sua opera, vengono presentati come attraversati da costanti e profonde contraddizioni: "Le comte Jean a vécu tout à la fois deux modes d'existence opposés"[13], esordiscono gli autori nell'apertura e per tutta l'opera seguono fedelmente uno schema basato su delle dicotomie.
Per quanto riguarda la personalità di Potocki e i suoi principali interessi, la presenza di due componenti opposte potrebbe essere del tutto plausibile. Da un lato abbiamo il Potocki-aristocratico, che conduceva un'esistenza simile alle altre persone del suo ceto: una vita agiata, dedita ai viaggi e - secondo il costume nazionale polacco - alla politica. Dall'altro lato, come sostengono a giusto titolo i biografi, si nascondeva un altro uomo, il vero Potocki, tutt'altro che attratto dalle velleità mondane: "Alors que sa marionnette se promenait sur la scène du grand monde de façon plus ou moins intermittente selon les périodes, Jean Potocki vivait sa vraie vie dans les coulisses: une vie de savant, de chercheur, de penseur et d'écrivain"[14].
Rosset e Triaire con perspicacia notano la somiglianza tra Potocki e gli intellettuali europei viventi a cavallo tra il XVIII secolo e il XIX secolo, spesso contraddistinti dal saper coniugare il pensiero all'azione: "Potocki partage avec les plus grands esprits du XVIIIe siècle cette conception de la philosophie qui ne consiste pas dans un champ d'exercice de la pensée, mais dans une attitude intellectuelle et morale censée conditionner tout à la fois les mouvements de l'intelligence, la parole et l'écriture, l'activité dans le monde, les entreprises de toute nature"[15]. In tal modo, le molteplici attività in cui è stato impegnato Potocki (a cominciare da quelle di pubblicista, deputato, editore, senza dimenticare i suoi molteplici interessi che l'anno visto viaggiare, partecipare a esperimenti scientifici, compreso il volo con la mongolfiera) acquistano nuovo significato all'interno di un contesto storico meglio rappresentato, si dà meno rilevanza all'eccentricità del personaggio collegandolo allo spirito dell'epoca, le stesse attività non vengono più classificate come semplici svaghi di un annoiato aristocratico.

5. Più difficile da accettare è invece la tesi sulla dualità relativa a tutto ciò che concerne l'opera di Potocki, e non soltanto alcuni aspetti della sua complessa personalità. Nella biografia le dicotomie occupano un largo spazio: all'indubbio valore letterario del Manoscritto viene contrapposta la scarsa originalità dei compendi realizzati da Potocki nel quadro degli studi sulle origini dei popoli slavi e sulle antiche cronologie (un giudizio di valore alquanto semplicistico, che non tiene conto del contesto storiografico in cui operava l'autore); la sfortuna della sua opera, poco stimata durante la vita dello scrittore e caduta del tutto in oblio dopo la sua morte, contrasta con l'immensa popolarità di cui gode ora il suo romanzo. Il susseguirsi di contrasti, che hanno alla base due modi differenti di vivere, trova il suo coronamento nell'esistenza di due diverse versioni del Manoscritto trovato a Saragozza:

Toute l'élaboration de son Manuscrit est soumise, partagée plutôt entre les deux tendances contradictoires de son esprit que nous avons déjà vues si souvent à l'œuvre: la fantaisie et la raison, le foisonnement et l'ordonnance. Dès 1810, il finira par donner raison à Velasquez et réorganisera lui-même la matière de son roman en lui donnant une structure plus conforme à celle des colonnes de la chronologie. L'operation ne sera pas trop compliquée, puisqu'il suffira de déplacer et de réordonner les unités détachables. Il en résultera un deuxième roman, sensiblement différent du premier, beaucoup moins baroque dans sa forme et même dans son contenu (bien des excentricités et des audaces seront éducorées), plus classique, avec l'avantage indéniable que cette version sera, elle achevée. En somme, c'est comme si l'ambivalent Potocki s'était donné à voir dans toute sa féconde contradiction à travers ces deux versions de son Manuscrit trouvé à Saragosse[16].

Tra le scoperte fatte da Rosset e Triaire, il ritrovamento di un'altra versione del celebre romanzo è indubbiamente la più importante e, sicuramente, anche la più gratificante. Possiamo immaginare con quanta impazienza schiere di lettori appassionati del Manoscritto e, generalmente, tutti gli studiosi di Potocki attendono l'imminente uscita della seconda versione delle "giornate spagnole". Ma, nonostante la portata di questa scoperta, che sicuramente darà luogo a delle nuove interpretazioni e analisi del romanzo, costruire in base ad essa un compatto sistema di simmetrie sembra voler dare all'intera vicenda biografica un'impostazione fin troppo letteraria. Non va dimenticato che le questioni relative alla letteratura, quindi tutto ciò che concerne il Manoscritto o i Manoscritti, costituiscono soltanto una piccola parte nell'insieme dei probemi sollevati dalle opere di Potocki. Per questo motivo, l'impostazione della ricerca in cui i rapporti tra la biografia e la letteratura sembrano i più significativi, va a scapito degli altri interessi di Potocki, che furono coltivati con assiduità e con la convinzione della loro grande utilita, come quelli - per citarne alcuni - per la storia, la linguistica, l'etnologia, l'archeologia, le scienze naturali, e molti altri, che costituisocno l'humus (spesso in termini originali) delle sue opere di carattere più "scientifico".

6. Siamo sicuri che l'imponente lavoro di Rosset e Triaire, frutto di accurate ricerche, dimostra che la vicenda personale di Potocki - già di per sé ricca di spettacolari avvenimenti e di interessanti incontri - non ha bisogno di essere inventata per attirare l'attenzione del pubblico. Anche le ipotesi più strambe sul suo conto dovrebbero perdere ora la loro ragione di essere; mentre tutti coloro che si avvicinano alla sua opera potranno finalmente contestualizzarla - soprattutto dal punto di vista biografico - in modo più appropriato, avendo a portata di mano questo nuovo eccellente strumento che raccoglie informazioni essenziali sulla sua vita e sul suo operato. Nutriamo però anche un'altra speranza, che lo sforzo di Rosset e Triaire serva a scoraggiare la tendenza - tutt'oggi in voga - ad interpretare la sua polifonica produzione letterariao, ma anche politica e storica, esclusivamente attraverso le sue vicende biografiche.

Note

[1] D. Triaire ha redatto un eccellente strumento per gli studiosi di Potocki, : Œuvre de Jean Potocki: inventaire, Genève, 1985; ha curato l'edizione dei suoi scritti politici: Jean Potocki, Écrits politiques, Genève, 1987); e infine ha dedicato un libro all'epistemologia potockiana: Potocki. Essai, Arles, 1991. F. Rosset è l'autore di numerosi saggi sul Manoscritto trovato a Saragozza. Insieme a Triaire ha pubblicato: De Varsovie à Saragosse. Jean Potocki et son œuvre, Louvain-Paris-Sterling, Virginia, 2000.

[2] Presso Peeters sono apparsi già i primi tre volumi: I e II (Voyages), III (Théâtre-Écrits historiques- Écrits politiques). La pubblicazione dei restanti due volumi, contenenti due versioni integrali del Manuscrit trouvé à Saragosse - nonché la sua corrispondenza, è prevista per la fine di quest'anno.

[3] Più precisamente R. Caillois ha edito, oltre al primo decamerone, anche una parte del secondo e alcune storie tratte dai decameroni successivi.

[4] Si veda per esempio la voce di "Jean Potocki" in J.-M. Quérard, La France littéraire ou Dictionnaire biographique des savants, historiens et gens de lettres de la France, ainsi que des littérateurs étrangers qui ont écrit en français, plus particulièrement pendant les XVIIIe et XIXe siècles, Paris, 1835.

[5] Per la storia dei plagi si veda R. Caillois, "Destin d'un homme et d'un livre: le comte Jean Potocki et Le Manuscrit trouvé à Saragosse", in J. Potocki, Manuscrit trouvé à Saragosse, Paris, 1996, pp. 22-7 (prima ediz. 1958).

[6] Tra i biografi seri di Potocki citiamo J. Klaproth (amico e allievo di Potocki) in Voyage dans les steps d’Astrakhan et du Caucase. Histoire primitive des peuples qui ont habité anciennement ces contrées. Nouveau périple du Pont-Euxin. Par le comte Jean Potocki. Ouvrages publiés et accompagnés de notes et de tables, par M. Klaproth, Paris, 1829; A. Brückner, Jana hr. Potockiego prace i zasługi naukowe [Opere e meriti scentifici del conte Jan Potocki], Warszawa–Kraków, 1911; W. Kotwicz in Jan hr. Potocki i jego podróż do Chin [Il conte Potocki e il suo viaggio in Cina], Wilno, 1935.

[7] E. Krakowski, Un témoin de l’Europe des Lumières: le comte Jean Potocki, Paris, 1963; M. E. Żółtowska, Un précurseur de la littérature fantastique: Jean Potocki, sa vie et son “Manuscrit trouvé à Saragosse”, Dottorato in filosofia, Yale University, 1973. La prima parte della tesi di dottorato è dedicata alla vita di Potocki, mentre la seconda al suo romanzo.

[8] E. Krakowski, Un témoin de l’Europe des Lumières..., op. cit., p. 23.

[9] M. E. Żółtowska, “Potocki Jan”, in Polski Słownik Biograficzny [Dizionario Biografico Polacco], Wrocław-Warszawa-Kraków, vol. XXVIII, 1984-1985, pp. 36-42.

[10] Per esempio ne parla anche il polonista italiano M. Colucci “Jan Potocki e i “motivi italiani” nel Manoscritto trovato a Saragozza” in Italia Venezia e Polonia tra Illuminismo e Romanticismo, a cura di V. Branca, Firenze, 1973, pp. 273-92.

[11] "Comme on a pu relever une certaine affinité d'esprit entre Jean Potocki et Julian Ursyn Niemcewicz, on peut avancer l'hypothèse que le premier aurait pu faire sienne cette description laissée par le second", F. Rosset e D. Triaire, Jean Potocki, op. cit., p. 132.

[12] I due biografi scrivono nell'apertura: "dans la vie de Potocki, l'essentiel est ailleurs, aux antipodes de la banalité, à l'opposé des modèles convenus", ibid., p. 8.

[13] Ibid., p. 7.

[14] Ibid., p. 8.

[15] Ibid., p. 9.

[16] Ibid., p. 337.



DOI: http://dx.doi.org/10.13128/Cromohs-15635



Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
 
 
Firenze University Press
Via Cittadella, 7 - 50144 Firenze
Tel. (0039) 055 2757700 Fax (0039) 055 2757712
E-mail: info@fupress.com